NOTIZIE DEL MONDO (seconda parte), dalla quarta raccolta di Novelle per un Anno. - Questa è una registrazione Librivox. Tutte le regisrazioni Librivox sono di dominio pubblico. Per maggiori informazioni o per diventare volontari visistate il sito: librivox PUNTO org Se vuoi, puoi dire: Registrazione di [il tuo nome] Novelle per un Anno, di Luigi Pirandello. NOTIZIE DEL MONDO (seconda parte) CAPITOLO TRE Che buffoni, amico mio, che buffoni! Sono venuti stamane a trovarmi il signor Postella e quella montagna di carne ch'egli ha il coraggio di chiamare la sua metà. Sono venuti a trovarmi per chiarire, dice, la lettera che jeri mi scrisse tua moglie. Capisci che fa tuo cognato? Prima scrive in quella razza di maniera, e poi viene a chiarire. Basta... L'intima e vera ragione della sua visita d'oggi però avrà pur bisogno, vedrai, d'esser chiarita meglio da una seconda visita, domani. Io almeno non ho saputo vederci chiaro abbastanza. M'è parso soltanto di dover capire che il signor Postella intende di far doppio giuoco e ho voluto metter subito le carte in tavola. Veramente, prima l'ho lasciato dire e dire. Plinio insegna che le donnole, innanzi che combattano con le serpi, si muniscono mangiando ruta. Io fo meglio: mi munisco lasciando parlare il signor Postella; assorbisco il succo del suo discorso; poi lo mordo col suo stesso veleno. Ah, se avessi visto come si mostrava afflitto della lettera di tua moglie: afflittissimo! E siccome non la finiva piú, a un certo punto, per consolarlo, gli ho detto: - Senta, caro signor Postella, lei ha non so se la disgrazia o la fortuna di possedere uno stile. Dote rara! se la guardi! Dica un po', è forse pentito di quello che m'ha fatto scrivere jeri dalla moglie dell'amico mio? Poveretto, non se l'aspettava. Ha battuto per lo meno cento volte di seguito le palpebre, per quel tic nervoso che tu gli sai; poi col risolino scemo di chi non vuol capire e finge di non aver capito: - Come come? La moglie non ha detto nulla, ma per lei ha scricchiolato la seggiola su cui stava seduta. - Sí, badi, - ho ripreso io, impassibile - non desidererei di meglio, signor mio. E allora è venuta fuori la spiegazione, durante la quale ho molto ammirato Postella moglie, che pendeva dalle labbra del marito e approvava col capo quasi a ogni parola, lanciandomi di tanto in tanto qualche sguardo, come per dirmi: "Ma sente come parla bene?" Io non so se quel baccellone di piano abbia mai posseduto un cervello; certo è che ora, se lo ha, non lo tiene piú in esercizio, tale e tanta fiducia ripone in quello del marito, che è uno, sí, ma basta, secondo lei, per tutti e due, e ne avanza. Per farla breve, il signor Postella ha confermato d'averla scritta lui la lettera; ma, beninteso! per espresso incarico di tua moglie, che nel dolore, dice, al quale tuttavia è in preda, non sentendosi in grado, dice, di stenderla lei, gliene suggerí i termini. Egli, il signor Postella, ne fu dolentissimo, ed ecco, me ne dava una prova con la sua visita d'oggi. Dall'altro canto però ha voluto scusar tua moglie, e che la scusassi anch'io considerando le delicate ragioni, dice, che le avevano consigliato di farmi scrivere in quel modo. E qui s'è chiarito un equivoco, o meglio, un malinteso. Tua moglie, nel leggere la mia lettera - dove (promettendole che avrei continuato a far per lei quello che facevo per te) io avevo usato la frase contribuire alle spese di casa - ha capito, dice, ch'io volessi seguitare a vivere come per l'addietro, e cioè piú a casa tua, che in queste tre stanzette mie... Ma, nel dirmi questo, le palpebre del signor Postella parevano addirittura impazzite sotto il mio sguardo a mano a mano piú sdegnoso e sprezzante. Io non mi faccio ombra d'illusione su la natura dei sentimenti di tua moglie per me: le antipatie sono reciproche. Ma non tua moglie, Momo, lui, lui, il signor Postella ha temuto invece che fosse mia intenzione seguitare nel solito andamento di vita, come se tu non fossi morto; guarda, ci metterei le mani sul fuoco. E avrà persuaso tua moglie a scrivermi a quel modo, dandole a intendere che la gente, altrimenti, avrebbe potuto malignare su lei e su me. Si è assicurato cosí, che nessuno verrà piú a molestarlo in casa di tua moglie. Ma d'altra parte, poi, ha temuto che io, nel vedermi messo alla porta, per risposta, avrei chiuso la bocca al mio sacchetto, e allora, capisci? è venuto tutto sorridente a farmi scuse e cerimonie, che vorrebbero essere uncini per tirarmi a pagare. - Ma stia tranquillo, caro signor Postella! - gli ho detto. - Stia tranquillo e rassicuri la signora, ch'io non verrò a disturbarla che assai di raro... - E stavo per aggiungere: "Tanto per saperne dare qualche notizia a Momino". Ma qui proteste calorosissime del signor Postella, alle quali ha stimato opportuno di partecipare anche la moglie, ma con la mimica soltanto, quasi per rafforzare e rendere piú efficaci i gesti del piccolo marito, che d'ajuto di parole non aveva bisogno. Nelle ore pomeridiane di oggi, mi sono poi recato a casa tua, per intendermi con tua moglie. Che impressione, Momo, la tua casa senza di te! La nostra, la nostra casa, Momino, senza di noi! Quei mobili nostri lí, subito dopo l'entratina, nella sala da pranzo con la portafinestra che dà sul terrazzino... Quella vecchia tavola massiccia, quadrata, che comperammo, Dio mio, trentadue anni fa in quella rivendita di mobili, per cosí poco... A rivederla, Momino, adesso, sotto la lampada a sospensione con quel berrettone rosso di cartavelina con cui l'ha parata tua moglie per paralume (eleganze di donnette nuove, che, lo sai, mi diedero subito ai nervi, appena tua moglie le portò; perché poi, tra l'altro, bisognava accorgersi che erano una stonatura tra la ruvida semplicità d'una casa patriarcale come la nostra) - basta, che dicevo? Ah, quella tavola, a rivederla... Il tuo posto... Ci stava sú Ragnetta, sai? E m'è parsa piú magra, povera bestiolina! Le ho grattato un po' la testa, come facevi tu, dietro le orecchie. Nel mezzo della tavola, intanto, sul tappeto ho visto che c'era il solito portafiori; e nel portafiori, garofani freschi. Non ho potuto fare a meno di notarli, perché - capirai - in una casa da cui è uscito un morto appena otto giorni fa... quei fiori freschi... - Ma forse erano dei vasi del terrazzino. Fatto sta, a ogni modo, che tua moglie ha potuto pensar di coglierli e di metterli lí, sulla tavola, e non davanti al tuo ritratto sul cassettone. Basta. Appena mi vide, uno scoppio di pianto. Io ho avuto come un singhiozzo nella gola, e volentieri avrei dato un gran pugno in faccia al signor Postella che, additandomela, quasi facesse la spiegazione d'un fenomeno in un baraccone da fiera, ha esclamato: - Cosí da otto giorni: non mangia, non dorme.. "E la lasci piangere, signor mio, finché ne ha la buona volontà!", m'è venuto quasi di gridargli. Ora, io non nego che possa esser vera la notizia del signor Postella; ma perché ha voluto darmela? Ha forse avuto il sospetto ch'io non volessi credere? Dunque, può non esser vero? Oh Dio, come sono spesso imbecilli le persone scaltre. - Non posso farle coraggio, cara Giulia, perché sono piú sconsolato di lei, - ho detto a tua moglie. - Pianga, pianga pure, giacché Lei ha codesto benedetto dono delle lagrime: Momo ne merita molte. Ho sentito a questo punto un sospirone di tua cognata, che se ne stava con le mani intrecciate sul ventre, e mi sono interrotto per guardarla. Ella ha guardato invece, con que' suoi occhi bovini, il marito, come per domandargli se aveva fatto male a sospirare e se stava in decretis. - Perla d'uomo! - ha esclamato il signor Postella rispondendo allo sguardo della moglie e scrollando il capo. - Perla d'uomo! Di' grazie al signor Postella, Momino. Non ho potuto dirglielo io, perché, non so, quella sua faccia, quei suoi modi mi mettono un tal prurito nelle mani, che, se dovessi fargli una carezza, sento che lo schiaffeggerei voluttuosamente. Egli se ne accorge e mi sorride. Bella occupazione intanto, piangere e poter dire: "Non ho altro da fare!". Ho pensato questo guardando tua moglie, mentre io, impedito dai sospiri e dalle esclamazioni dei coniugi Postella, non potevo piú parlare di te e non sapevo che dire e rimanevo lí impacciato e stizzito. Fui sul punto d'alzarmi e andarmene senza salutar nessuno; ma poi m'è sovvenuto lo scopo della visita, e ho detto senz'altro: - Sono venuto, Giulia, per dirle che la sua lettera di jeri mi ha recato molto dispiacere. Questa mattina suo cognato, in casa mia, mi ha spiegato il malinteso sorto a cagione d'una mia frase... Il signor Postella, che aveva drizzato le orecchie, qui m'interruppe, battendo le palpebre. - Prego, prego... - O parla lei, o parlo io! - gli ho intimato, brusco. - Oh, ma... Parli lei... - Dunque mi lasci dire. Prima di tutto, lei, cara Giulia, non doveva ringraziarmi affatto, di nulla. - Come no? - fece a questo punto tua moglie, senza levar gli occhi dal fazzoletto. - Proprio cosí, - le ho risposto io. - Son conti, Giulia, che ci faremo poi insieme Momo e io, nel mondo di là. Lei sa che, tra me e lui, non ci fu mai né tuo né mio. Non vedo la ragione d'un cambiamento, adesso. Momo per me non è morto. Lasciamo questo discorso. Se poi a Lei fa dispiacere ch'io venga qualche volta a pregarla di valersi di me in tutte le sue opportunità, me lo dica francamente, che io... - Ma che dice mai, signor Tommaso! - esclamò tua moglie, interrompendomi. - Questa qui, lei lo sa bene, è casa sua; non è casa mia. Mi venne fatto, non so perché, di guardare il signor Postella. Egli aprí subito le braccia mostrandomi le palme delle mani e fece col capo una mossettina e sorrise come per confermare le parole di tua moglie. Faccia tosta! Mi sarei alzato; l'avrei preso per il bavero della giacca; gli avrei detto: "È casa mia? ne conviene? mi faccia dunque il piacere di levarmisi dai piedi!". La moglie se ne stava quatta, musando, come una botta. - È la casa di Momo, - ho risposto a Giulia infine, sillabando. - La casa di suo marito, non è mia. - Ma se tutto qua appartiene a lei... - Scusi, tutta quanta la casa non l'ha forse lasciata a lei, suo marito? - Momo, - mi rispose tua moglie - non poteva lasciarmi ciò che non gli apparteneva. - Come no? - ho esclamato io. - Ma che va a pensare lei adesso? - Vuole che non ci pensi? Ma si metta un po' al posto mio... Vede come sono rimasta? - Scusi, se lei non vuole tener conto di me, della casa che è sua, dell'ottima compagnia che potranno tenerle tanto sua sorella quanto il suo signor cognato... - Io la ringrazio, signor Tommaso, e me le dichiaro gratissima per tutta la vita. Ma i suoi beneficii non posso piú accettarli... Ci pensi, e m'intenderà... Per ora non mi sento in grado di dirle altro... Ne riparleremo, se non le dispiace, un'altra volta. Sono rimasto stordito, Momino, come se mi avessero dato una gran legnata tra capo e collo. Tua moglie s'è alzata, ed è scappata via per nascondermi un nuovo scoppio di pianto. Ho guardato il signor Postella, che mi ricambiò lo sguardo con aria di trionfo, come se volesse dire: "Vede che i termini della lettera erano proprio di lei?". Poi ha chiuso gli occhi ed ha aperto di nuovo le braccia, ma con un'altra espressione, stringendosi nelle spalle, come per significare: - È fatta cosí! Bisogna compatirla... Secondo sospirone di tua cognata. Stavo per prendere il cappello e il parapioggia, quando il signor Postella con la mano mi fece segno d'attendere, misteriosamente. Andò nella camera che è già divenuta sua e, poco dopo, ritornò con una scatolina in mano, nella quale ho veduto i tuoi tre anelli, l'orologio d'oro con la catena, due spille e la tabacchiera d'argento. - Signor Aversa, se per caso volesse qualche ricordo dell'amico... - Oh, grazie, non s'incomodi! - mi sono affrettato a dirgli. - Caro signor Postella, non ne ho bisogno. - Intendo benissimo... Ma sa, siccome fa sempre piacere possedere qualche oggetto appartenuto a una persona cara, credo che... - Grazie, grazie, no: vada a riporli, signor Postella. - Se lo fa per Giulia, - ha insistito tuo cognato - le faccio notare che, essendo oggetti da uomo, credo che... Guardi, prenda l'orologio... - Ma se non vuol nulla!... - si arrischiò di sospirare a questo punto Postella moglie. - Tu non t'immischiare! - le diede subito su la voce il marito. - Il signor Tommaso lo fa per cerimonia. L'orologio solo, via... se lo prenda... - Permetti? - riprese con timidezza la moglie. - Codesto orologio, Casimiro mio, al povero Momo lo aveva regalato appunto il signor Tommaso, quando tornò dal suo viaggio in Isvizzera... - Ah sí? - fece il signor Postella rivolto a me, quasi con stupore, e mi parve che l'istinto predace gli sfavillasse negli occhi. - Ah sí? Scusi, e allora mi spieghi: sente che rumore fa? E m'è toccato, Momino, di spiegargli il congegno del tuo orologio automatico: il martelletto che balza col moto della persona e carica cosí la macchina senza bisogno d'altra corda, ecc. ecc. Ti risparmio le frasi ammirative del signor Postella. L'orso sogna pere, Momino: e di qui a qualche mese (e forse meno) se per caso ti venisse in mente di saper che ora è, va' a domandarlo a tuo cognato, va'. Ti avverto intanto che è mezzanotte, col mio. Fine seconda parte della novella: NOTIZIE DEL MONDO Se vuoi, puoi dire: Registrazione di [il tuo nome], [città, il tuo blog, podcast, indirizzo web]