VISITARE GL'INFERMI (prima parte), dalla nona raccolta di Novelle per un Anno. - Questa è una registrazione Librivox. Tutte le regisrazioni Librivox sono di dominio pubblico. Per maggiori informazioni o per diventare volontari visistate il sito: librivox PUNTO org Se vuoi, puoi dire: Registrazione di [il tuo nome] Novelle per un Anno, di Luigi Pirandello. VISITARE GL'INFERMI (prima parte) In meno d'un'ora per tutto il paese si sparse la notizia che Gaspare Naldi era stato colpito d'apoplessia in casa del Cilento, suo amico, dal quale s'era recato per condolersi della recente morte del figliuolo. Tutti, in prima, piú che afflizione ne provarono sbigottimento e ciascuno con ansia domandò piú precisi ragguagli. Ma la prima costernazione fu presto ovviata dalla riflessione confortante che il Naldi, quantunque di florido aspetto e ancor giovane, era pur dentro minato da incurabile malattia cardiaca. Sicché, via! poteva aspettarsi da un momento all'altro, poverino, una fine cosí. I primi visitatori, amici e conoscenti, accorsero alla casa del Cilento ansanti, pallidi, con occhi da spiritati. - "Non è ancor morto?" - Volevano vederlo. Porta, usci, finestre tutto spalancato. E nelle camere, fra il trambusto, pareva spirasse nell'ombra dalle poltroncine vestite di tela bianca un fresco refrigerante per chi veniva da fuori, ove il sole d'agosto ardeva fierissimo. E un odor di garofani, in quel fresco d'ombra... - ah! delizioso. Per la scala, una frotta di curiosi, gente del vicinato, uomini, donne, ragazzi, intenti a spiare chi saliva e chi scendeva; a coglier di volo qualche notizia. Un bambino s'affannava a salire e a ridiscendere gli scalini troppo alti per lui e, reggendosi con una manina paffuta al muro, a ogni scalino, rimbalzando tutto fin nelle gote e sorridendo con la boccuccia sdentata, emetteva una vocina frale: - E-èh! Puteva di piscio, carinello, ma non lo sapeva. Altri due ragazzi, giocando tra loro a piè della scala, vennero a lite; la madre allora tra gli zittíi della ressa, dovette scendere e portarseli via. Li picchiò, appena fuori, stizzita di non poter assistere per causa loro a quello spettacolo. - Ah, i figli, che croce! Dopo l'umile saletta, un modestissimo salotto: in mezzo a questo, un letto, messo sú alla meglio, tra la fretta e lo spavento. I primi visitatori si spinsero a guardare, uno dietro l'altro, di su la soglia dell'uscio; ma non poterono vedere che le gambe del moribondo, intere fino al grosso volume paonazzo e villoso degli organi genitali; e si strinsero tra loro istintivamente dal ribrezzo che pur li attirava a guardare. Due infermieri avevano sollevato il lenzuolo da piedi, e lo reggevano alto in modo da impedir la vista del volto a chi guardasse dall'uscio. - Ma che gli fanno? Perché? - domandò qualcuno. Nessuno lo seppe dire. Unica risposta, di là dal lenzuolo levato, il rantolo del moribondo, che pareva si lagnasse cosí d'una crudele e sconcia violenza che stessero a fargli inutilmente, profittando che non si poteva piú muovere. Intanto, altri visitatori sopraggiungevano. Un medico, il piú vecchio dei tre che stavano attorno al letto, disse alla fine con voce imperiosa: - Signori, troppi fiati qua dentro! I visitatori si ritrassero a parlottare nell'attigua saletta, atteggiati in volto d'un cordoglio misto a una certa ambascia indefinita, guardinga. I nuovi venuti domandavano ansiosamente notizie: - Com'è stato? Quand'è stato? E l'avvenimento uscí a poco a poco dal vago delle prime notizie, si precisò, forse allontanandosi dal vero. Alcuni particolari di nessuna importanza risaltarono e si dipinsero con tanta evidenza agli occhi di tutti, che ciascuno poi rifacendo il racconto, non poté piú fare a meno di riferirli con le medesime parole, allo stesso punto, con la medesima espressione e lo stesso gesto: il particolare, per esempio, del bicchier d'acqua chiesto dal Naldi alla serva del Cilento nel sentirsi venir male, e che poi non poté bere. - Ah no? - Non poté berlo! - Io sono venuto,- diceva Guido Póntina, ricco proprietario e assessore del Comune, - mezz'ora appena dopo il colpo. - Ma che fece, scusi? cadde proprio a terra? - domandò il piccolo De Petri, afflitto, malaticcio, felice in quel momento di poter rivolgere la parola a un personaggio di conto come il Póntina. - Stramazzò. Ma io lo trovai già adagiato su quella poltrona, - rispose il Póntina, rivolgendosi però agli altri. Si voltarono tutti a guatar quella poltrona che se ne stava lí in un angolo all'ombra, vecchia, stinta, pacifica. - Ancora, - riprese il Póntina, - i sensi non li aveva perduti. - "Animo, Gaspare!" - gli dissi. - "Vedrai che non è nulla!" - Ma lui, che non poteva piú parlare, con la sinistra illesa si prese il braccio destro morto, cosí... e si mise a piangere. - Il braccio soltanto... morto? - domandò un giovane biondo, molto pallido, intentissimo al racconto. - E la gamba, si sa. Tutto il lato destro. Colpo a sinistra, paralisi a destra. Questa cognizione medica il Póntina se la lasciò cadere dalle labbra con aria d'umile superiorità verso gli altri ascoltatori, come una cosa, oh Dio, naturalissima, ch'egli sapesse da tanto tempo: l'aveva appresa invece un momento prima dai medici, e ora se ne faceva bello con quegli ignari, allo stesso modo che dell'essere accorso tra i primi, dell'aver visto ancora sulla poltrona il Naldi, e del cenno che questi gli aveva fatto del suo braccio morto. - Sí, era venuto questa mattina dalla campagna, - narrava in un altro crocchio vicino l'avvocato Filippo Deodati, alto, magro, diafano, fortemente miope. Parlando, in pensiero com'era sempre delle parole da usare e dell'efficacia dei gesti, intercalava a quando a quando pause sapienti, anche per dar tempo a chi l'ascoltava d'assaporare quel suo parlar dipinto. - Sapete, la sua deliziosa villa in Val Mazzara... Che aria! Sarà circa a tre chilometri da qui. - Tre? dici quattro... no, piú! piú! - corresse uno degli ascoltatori, come se con quei "piú! piú" lo aizzasse a dir piú presto. Ma il Deodati gli sorrise e seguitò placido: - E abbondiamo: cinque? tanto peggio! Ora figuratevi: due ore, per lo meno, sotto questo sole d'agosto... nella calura asfissiante... per lo stradone... erto cosí... su un baroccino tirato da un'asina vecchia! Uno, allora, esclamò, con gesto quasi di rabbia: - Pazzie! - E dicono, - aggiunse subito un altro, - che, entrato in paese, fu visto da un suo parente. - No, che parente! - corresse un terzo, come se volesse mangiarselo. - Scardi, Nicolino Scardi, perdio! Me l'ha detto lui stesso. - Io so un parente! - Scardi, ti dico, perdio! me l'ha detto lui stesso. Lo vide che frustava alla disperata l'asinella. Voleva raggiungere, chi sa perché, la postale di Siculiana. - "Gaspare! Gaspare!" - gli gridò anzi Nicolino. - "E piano! cosí t'ammazzi!" - "Lasciami correre!" - gli rispose lui. - "Mi fa bene! Mi fa bene!". - E correva alla morte! - sospirò guardando tutti a uno a uno, un ometto calvo, panciutello, che arrivava sí e no ad afferrarsi le manocce pelose dietro la schiena. - Fece dunque, - riprese il Deodati, - la sua visita di condoglianza al buon Cilento, per cui era salito dalla campagna. Aveva già terminato la visita... stava per andarsene... quando qui appunto, in questa saletta qui, lí a quel posto... la serva del Cilento lo trattenne per raccomandargli, non so, un suo nipote falegname. Il povero Gaspare, col cuore che gli conosciamo tutti, prometteva ajuto... protezione... sapete come faceva lui... che si stropicciava sempre, parlando, la palma della mano qui sul fianco... Tutto a un tratto... che è?... si sente venir male... dice: - "Per favore, un bicchier d'acqua"... - La serva corre in cucina, torna col bicchiere, glielo porge... lui fa per recarsi il bicchiere alle labbra... non può... la mano, invece d'andare in sú, gli va in giú... cosí... cosí... tremando e versando l'acqua... il bicchiere gli cade di mano... i ginocchi gli si piegano... e stramazza... - O-òh! guardate, - suggerí piano l'ometto calvo, accostandosi, con un dito della manoccia teso, - lí, guardate... i cocci del bicchiere... lí... Tutti si voltarono a guatar costernati quei cocci nell'angolo, come dianzi quegli altri la poltrona. Ma giunse in quella dalla stanza del moribondo un puzzo intollerabile, che fece arricciare il naso a tutti. - Buon segno! - esclamò qualcuno, avviandosi per recarsi in un'altra stanza. - Si scarica. Parecchi confermarono: - Buon segno, sí... buon segno! E tutti, turandosi il naso, seguirono il primo. Stavano in quell'altra camera i parenti del moribondo; il fratello Carlo, un nipote, un cognato e lo zio canonico, insieme con altri visitatori, tutti in silenzio. Si rispondeva ai saluti, fatti a bassa voce, o con gli occhi o con un lieve cenno della mano o del capo. Carlo Naldi, come se i sopraggiunti fosser venuti a dirgli: - "Tuo fratello è guarito, cammina", - scattò in piedi per recarsi dal moribondo. Alcuni si provarono a trattenerlo. - No, lasciatemi. Voglio vederlo! E andò, seguito dal figlio. Anch'essi, entrando, si turbarono al puzzo pestifero; ma si trattennero presso il letto e sorvegliarono gl'infermieri, perché il letto e il giacente fossero ripuliti a dovere. Poi fecero dare una spruzzata d'aceto alla camera. Gaspare Naldi, di corporatura potente, sorretto il busto da una pila di guanciali, con una vescica di ghiaccio in capo, il volto paonazzo, aveva schiuso gli occhi insanguati e guardava un po' accigliato, quasi per uno sforzo di riconoscere colui che s'era chinato sul letto a spiarlo negli occhi. - Gaspare! Gaspare! - chiamò il fratello, con la speranza, nella voce, che il colpito l'udisse. Ma il morente seguitò a guardarlo ancora un pezzo, accigliato; poi contrasse, come in un sorriso, la sola guancia sinistra e aprí alquanto la bocca da questo lato; si provò a far piú volte spracche con la lingua inceppata, come se volesse inghiottire, ed emise un suono inarticolato, tra il gemito e il sospiro, richiudendo lentamente le palpebre. - M'ha riconosciuto! - disse allora piano Carlo Naldi agl'infermieri seduti alle sponde del letto, quasi non credendo a se stesso. - Vuol parlare, e non può! M'ha riconosciuto! Sopraffatto di nuovo dal coma, il moribondo si rimise subito dopo a rantolare. - Dottore, ha visto? M'ha riconosciuto! - ripeté il Naldi al giovine medico Matteo Bax lasciato di guardia dagli altri tre medici curanti. - Come no? Sissignore! - disse il Bax, sorgendo in piedi militarmente e sgranando gli occhi ceruli, vitrei, da matto. - Stia, stia seduto. - No, dovere, che c'entra? La conoscenza, nossignore, non l'ha ancora perduta. Ogni tanto, qualche lucido intervallo. - C'è speranza, dunque? - Il caso è grave; io parlo franco, sa? ma le speranze, nossignore, chi lo dice? non sono perdute. Ancora io non dispero ecco. Però è un caso d'embolía cerebrale, e... - Ah, - fece, accostandosi con timida curiosità, in punta di piedi, il Deodati, venuto dall'altra stanza per assistere, nonostante il puzzo, alla scena commovente tra i due fratelli. - Non è colpo apoplettico? - Embolia cerebrale, - ripeté a bassa voce il dottor Bax, come confidasse un gran segreto e spiegò brevemente la parola e il male. Il Deodati uscí dal salotto e si recò a raggiungere gli amici nell'altra stanza. - Speriamo che di qui a domattina si risolva, - continuò il Bax. - Vigoroso... un gigante. Eh, dovrà stentare la morte ad abbatterlo. Noi intanto non abbiamo nulla da fare... parlo franco io. Assecondiamo la natura: questo il nostro compito, ecco! Da un momento all'altro potrebbe determinarsi una crisi benefica. S'accostò al letto e consultò il polso del giacente. - I polsi si mantengono. Applicheremo piú tardi due carte senapate ai piedi. Me l'hanno lasciato detto i miei colleghi. Non mi prendo nessuna libertà, io. Il Bax era all'inizio della carriera, e però costretto a codiare un po' l'uno, un po' l'altro dei medici piú accontati, tutti - s'intende - asini per lui. Mah! Riteneva una fortuna l'essere stato chiamato in quell'occasione, al letto d'uno in vista come il Naldi; gli conferiva una certa importanza e l'avrebbe rialzato nel concetto di tanta gente che affluiva d'ora in ora a visitar l'infermo, cui egli per ciò assisteva col massimo zelo. Nel vederlo cosí faccente attorno al letto, nessuno (egli credeva) avrebbe sospettato che gli altri medici curanti lo avessero chiamato unicamente perché lo sapevano resistentissimo al sonno. - Sentite, eh? Ma se lo supponevo io! - diceva frattanto Filippo Deodati nell'altra stanza. - Ma che colpo apoplettico d'Egitto! Possibile, cosí, un colpo? È caso d'embolía. Un caso d'embolía cerebrale, bello e buono, di quelli genuini... tipico, via! - Com'hai detto? - domandarono alcuni. - Embolía? Che significa? - domandarono altri. - Eh, dal greco... embolé... perdio, me ne ricordo ancora dal liceo. Quando la circolazione del sangue non si svolge piú regolarmente, perché il cuore, capite, è indebolito, che avviene? avviene che nel cuore si formano certi... grumi di sangue... grumi, grumi.... Qualche volta uno di questi grumi si stacca dal cuore, capite? e gira... Oh! Fino a tanto che incontra vasi capaci, questo grumo, naturalmente, passa; ma quando poi arriva al cervello dove i vasi sono piú fini d'un capello... eh, allora... embolé: interponimento... - mi spiego? - avviene l'arresto e il colpo. Gli ascoltatori si guardarono l'un l'altro negli occhi senza fiatare, come colpiti tutti dall'oscura minaccia di quel male. Un piccolo grumo! Si stacca... gira... e poi... embolé, interponimento... Da che dipende la vita d'un uomo! Può accadere a tutti un caso simile. E ciascuno pensò di nuovo a sé, alle condizioni della sua salute, guardando con crudeltà quelli tra gli astanti che si sapevano di salute cagionevole. Uno tra questi, dalle spalle in capo, quasi senza collo, sempre acceso in volto, piú miope del Deodati, sospirò agitando sotto gli sguardi dei radunati piú volte di seguito le palpebre dietro le lenti che gli rimpicciolivano gli occhi. - Intanto, - seguitò il Deodati, - se l'arresto non si risolve prima delle ventiquattr'ore, la parte cerebrale non nudrita degenera, capite? e avviene il rammollimento. - Povero Gaspare! - esclamò con angoscia intensa, esasperata, l'uomo miope senza collo. E l'ometto calvo, panciutello, osservò, facendo rincorrere i pollici delle manocce pelose, che lí, sul ventre, poteva facilmente intrecciarsele. - Che processo crudele di causa e d'effetti! Il bimbo morto del Cilento si chiama dietro un uomo qua, padre di sei altri bambini. L'osservazione piacque, e tutti i presenti scossero malinconicamente il capo. - Sei? Dica sette! - corresse uno. - La povera moglie è incinta di nuovo. Poi si guardò attorno e domandò: - Non si potrebbe avere un bicchier d'acqua? Che sete! - Pensare, - sospirò Guido Póntina, - che a quest'ora sarebbe laggiú in campagna, tra la sua famiglia, in mezzo ai suoi contadini, come tutti gli altri giorni. Maledetto il momento che gli venne in mente di salire in paese quest'oggi! Perché, sentite: è vero purtroppo e non si nega ch'era continuamente sotto la minaccia di... di questo grumo che dice Deodati; ma probabilmente, probabilissimamente, senza la causa determinante di queste due ore di sole, tra le scosse e gli sbalzi del baroccino... - Eh, ma se voi del municipio, - lo interruppe il Deodati a questo punto, - non ci volete pensare a riparar lo stradone! - Come no? - rispose vivamente il Póntina. - Ci s'è pensato! - Sí! Avete fatto scaricare i mucchi del brecciale, per dar modo ai ragazzi di fare alle sassate. Chi li stende? Debbono stendersi da sé? - Basta, certamente, - interloquí per metter pace l'ometto calvo, - il povero Naldi avrebbe potuto vivere due, tre, cinque, magari dieci anni ancora! - Si sa! Certo! È cosí! - approvarono a bassa voce alcuni. - Contraddizioni inesplicabili! - esclamò il Deodati. - Ma già... è inutile! La fatalità. Si ha un bel guardarsi di tutto e aver cura timorosa e meticolosa della propria salute: arriva il giorno destinato, e addio. L'uomo miope, senza collo, a questa osservazione si alzò; sbuffò forte, approvando col capo; non ne poteva piú; e andò ad affacciarsi al balcone. Gli pareva che tutti, parlando del Naldi, leggessero la condanna a lui. Eppure non se ne andava; restava lí, come se qualcuno ve lo costringesse. Altri del crocchio si opposero all'osservazione del Deodati, e allora venne fuori, intercalata d'aneddoti personali, la vita del Naldi in quegli ultimi anni, da che egli cioè, guarito miracolosamente d'una polmonite, s'era ritirato in campagna con la famiglia, per consiglio dei medici, i quali gli avevano assolutamente proibito d'attendere agli affari. Per qualche tempo il Naldi, sí, aveva seguito la prescrizione, vivendo come un patriarca in mezzo alla numerosa famiglia e ai contadini, curando scrupolosamente la salute. S'era finanche provvisto d'una piccola farmacia e d'una bibliotechina medica, con l'ajuto delle quali s'era dilettato di tanto in tanto, a un bisogno, a far da medico alla moglie, ai figliuoli, ai contadini suoi dipendenti, là a Val Mazzara. - Che aria! - E la villa, l'avete veduta? con quel magnifico pergolato. - Era il suo orgoglio, quel pergolato! - Dovette pagarla cara, quella terra, no? - Ma no, che cara! Gliela vendette il Lopez, affogato, prima di fallire. È che lui poi ci ha speso tanto. - Gran lavoratore! In quest'ultimo anno, difatti, contento della recuperata salute, aveva ripreso a lavorare, a cavalcare per mezze giornate per recarsi alle zolfare di sua proprietà; e a chi lo richiamava ai consigli dei medici, mostrava sotto la camicia una pelle di coniglio sul petto. - E ne tengo un'altra dietro, a guardia delle spalle, - diceva. - Appena sudo, mi cambio. Ohè, sei figliuoli ho; non posso star mica dentro uno scaffale! Con quella pelle di coniglio addosso si sentiva ormai invulnerabile, come se si fosse munito d'una corazza contro la morte, e questa superstiziosa fiducia lo rendeva imprudente e quasi felice. - E intanto, in un attimo - concluse l'ometto calvo. - Chi sa a quanti contadini avrà lasciato detto stamane, prima di partire: "Per far questo o quest'altro, aspettate il mio ritorno". Il Póntina approvò col capo, soddisfatto che si fosse tratta tanta materia di discorso da un'idea manifestata prima da lui. Due o tre consultarono l'orologio. Era l'ora della cena pei piú; ma nessuno avrebbe voluto andar via. La catastrofe poteva essere imminente. Entrò nella stanza, un momento, il dottor Bax, e tutti si voltarono a guardarlo. Il piccolo De Petri, atteggiato di mestizia, gli domandò: - A che siamo? Il Bax aprí le braccia in risposta, chiudendo gli occhi e traendo un gran sospiro. - Ma c'è tempo? - Signor mio, non si può dire! - Sú per giú... - Nulla, nulla, - rispose il giovane medico, infastidito. - Da un momento all'altro può sopravvenire la paralisi cardiaca. Se non sopravviene, ne avremo a lungo. "Non chiamerei questo medico, neppure in punto di morte!" disse tra sé il De Petri stizzito. Alcuni si mossero per andar via: non potevano farne a meno: erano attesi in casa per la cena. Ma, prima d'andarsene, vollero rivedere il moribondo, ed entrarono nel salotto, col cappello in mano, in punta di piedi. Contemplarono un pezzo in silenzio il giacente, a cui il nipote introduceva tra le labbra, cautamente un cucchiajo a metà pieno d'una mistura rosea. Il moribondo continuava a rantolar sordamente, facendo gorgogliar la mistura nella gola, come se si divertisse a fare un gargarismo. Ritornarono poco dopo, per la visita serale, i tre medici curanti. A uno a uno, appena arrivati, consultarono a lungo i polsi del colpito, prima il destro, poi il sinistro, tra il silenzio sgomento degli astanti che spiavano ogni loro movimento, come in attesa d'un responso fatale, inappellabile. Il giovane dottor Bax riferiva in breve a bassa voce ai tre colleghi, che dimostravano di non prestargli ascolto, lo stato dell'infermo durante la loro assenza. - Zitto, collega: va bene! - disse, seccato, il piú vecchio dei tre, e tirò giú il lenzuolo per osservare il petto e il ventre del moribondo agitati continuamente, per lo stento della respirazione, da conati quasi serpentini. Quella vista angosciò cosí gli astanti che molti distrassero lo sguardo da quel ventre illuminato da una candela sorretta da un infermiere. Un altro dei medici, magro, rigido, impassibile, posò le dita nodose sull'attaccatura del collo, a sinistra, ove lenta e forte pulsava visibilmente l'arteria poi tutta la mano, sul cuore. Il terzo si mise a solleticar con un dito la pianta del piede destro, paralitico, per accertarsi se non vi permanesse ancora un ultimo resto di sensibilità. Il medico magro rigido disse a uno degli infermieri: - Avvicinate la candela. E con due dita sollevò la palpebra dell'occhio destro già spento. Poi, tutti e tre, seguiti dal giovane dottor Bax, si recarono al balcone, e vi sedettero al fresco a confabulare. Dopo alcuni minuti uno d'essi s'alzò e, accostandosi alla mensola, trasse dall'astuccio una siringhetta, la pulí, la provò due volte facendone sprillare un po' d'acqua; poi la riempí di caffeina e s'appressò al letto. - La candela! - Dottore, dottore, perché prolungar cosí lo strazio di questa agonia? - gemette affannosamente lo zio canonico, impallidito alla vista dello strumento. - È nostro dovere, reverendo, - rispose asciutto asciutto il medico, scoprendo la gamba del giacente. - Ma lasciamo fare a Dio... - insisté con voce piagnucolosa il canonico. Il medico, senza dargli retta, cacciò l'ago nella gamba insensibile; e l'altro chiuse gli occhi per non vedere. Poco dopo, lasciate al Bax alcune prescrizioni per la notte, i tre medici andarono via, seguiti da quasi tutti i visitatori. Rimasero nel salotto i due infermieri e il canonico. Fine prima parte della novella: VISITARE GL'INFERMI Se vuoi, puoi dire: Registrazione di [il tuo nome], [città, il tuo blog, podcast, indirizzo web]