VISITARE GL'INFERMI (seconda parte), dalla nona raccolta di Novelle per un Anno. - Questa è una registrazione Librivox. Tutte le regisrazioni Librivox sono di dominio pubblico. Per maggiori informazioni o per diventare volontari visistate il sito: librivox PUNTO org Se vuoi, puoi dire: Registrazione di [il tuo nome] Novelle per un Anno, di Luigi Pirandello. VISITARE GL'INFERMI (seconda parte) Ardeva sulla mensola una candela, la cui fiamma era continuamente agitata dalla brezza serale che entrava dal balcone. Il volto del moribondo, al debole lume tremolante, pareva annerito sui bianchi guanciali. I peli dei baffi rossicci sembravano appiccicati sul labbro, come quelli d'una maschera. Sotto i baffi, dalla bocca aperta, un po' storta a destra, il rantolo usciva angoscioso e, sotto il lenzuolo, era palese l'orrenda fatica del ventre e del petto per la respirazione. I due infermieri sedevano in ombra, silenziosi, alla sponda del letto: uno suzzava con un bioccolo di bambagia dalle gote del giacente l'acqua che sgocciolava dalla vescica di ghiaccio; l'altro reggeva su le ginocchia un cuscino, sul quale il moribondo allungava, per ritrarla subito dopo irrequietamente, la gamba illesa. Su un quadricello presso la mensola sorgeva un uccellaccio imbalsamato, dal collo e dalle zampe esili e lunghissime, il quale pareva guardasse spaventato, con gli occhi di vetro, gli attori muti di quella lugubre scena. A piè del letto, il canonico, curvo, le braccia appoggiate sulle gambe, le mani intrecciate, pregava con gli occhi chiusi, e sotto le palpebre, a tratti, si vedeva quasi fervere la muta preghiera. Il trapunto della leggera cortina del balcone si disegnava lieve sulla blanda e chiara suffusione del chiarore lunare: alito di deliziosa frescura. Il dottor Bax rientrò nel salotto, e notò subito che lo stento della respirazione cresceva di momento in momento. Già il volto del Naldi aveva assunto il caratteristico aspetto cianotico: la bocca aperta sprofondava, e tra le ciglia appena schiuse e alle narici un che di muffito o di fuligginoso. - Tenete sempre la vescica un po' a manca, cosí, - disse a bassa voce agli infermieri. Questi lo guardarono, come per domandargli se dicesse sul serio. Un piacere e nient'altro poteva essere, stare a guardare il moribondo con quella specie di berretto, a tocco di giudice, anziché dritto, sulle ventitré. Ma già - si capiva - tanto per dire qualche cosa... E infatti il dottor Bax, sapendo bene che non c'era piú altro da fare, si recò al balcone. Di lí, appoggiato alla ringhierina di ferro, contemplò a lungo l'ampia vallata che sotto il colle su cui sorge la città s'allarga degradando fino al mare laggiú in fondo rischiarato quella sera dalla luna. Compreso dal mistero della morte, contemplò in alto gli astri impalliditi dal chiaror lunare. Ma nessuna relazione, veramente, agli occhi suoi tra quel cielo e quell'anima che agonizzava crudelmente dentro la stanza. Favole! Il Naldi sarebbe finito tutto laggiú... E cercò con gli occhi, in un punto noto della vallata, la macchia fosca dei cipressi del camposanto. Laggiú... laggiú... tutto e per sempre. E, nella sincerità ancora illusa della sua giovinezza, immaginò, attraverso gli stenti superati per procacciarsi quella professione di medico il suo compito in mezzo agli uomini: alleviare le sofferenze, allontanare la morte, l'orrenda fine, laggiú. Fu scosso, a un tratto, da un borbottío sommesso dentro la stanza. Un prete nottante, dall'abito frusto, leggeva con un pajo di rozzi occhiali sul naso, curvo sul moribondo, in un vecchio e unto libricciuolo, intercalando frequentemente nella lettura ora un Pater ora un'Ave, che i due infermieri e il canonico ripetevano a bassa voce. Terminata la preghiera, il prete, dagli occhi impassibili, s'infrociò una grossa presa di tabacco. Era stato chiamato per la notte come "ricordante" al capezzale del moribondo. Notava con soddisfazione che aveva ben poco da fare, poiché questo non era piú in sensi. Di tanto in tanto una preghiera per accompagnare il trapasso, e sufficit. Si scosse con una mano un po' di tabacco dal petto, poi si rassettò la tonaca sulle gambe, poi si guardò le unghie e soffiò per il caldo. - Caldo... ah, caldo... - Non si respira, - disse uno degli infermieri. Il dottor Bax rientrò dal balcone; guardò accigliato il prete che rispose allo sguardo con un sorriso triste e vano, e uscí dal salotto. Attraversando la sala d'ingresso, scorse nella parete a sinistra un uscio, a cui finora non aveva badato. L'uscio era socchiuso. Intravide una camera illuminata debolmente, in cui erano raccolte alcune donne in silenzio. Ne usciva in quel momento Carlo Naldi con in mano una tazza di brodo. - Dottore, venga, - disse il Naldi. - Provi lei a farle prendere questo po' di brodo. - Io? a chi? - domandò, confuso, il Bax. - A mia cognata. - Ah, la moglie: è di là? - Sí, venga. Il Bax s'era sentito sempre a disagio in presenza delle donne; tuttavia, costretto, entrò premuroso: - Dov'è? dov'è? La moglie del moribondo sedeva su un seggiolone, con un gomito appoggiato sul bracciuolo e la faccia nascosta in un fazzoletto. Al richiamo insistente del dottore, mostrò il volto lungo, cereo, smunto. Pareva movesse con pena le palpebre: non aveva piú forza neanche di piangere. Gli occhi le andarono all'uscio della camera rimasto aperto, e subito immaginò che il marito fosse morto e che già se lo fossero portato via, in chiesa. Rassicurata, si lasciò piegare dalla voce estranea del medico a mandar giú qualche sorso di brodo, ma subito reclinò il volto sul fazzoletto, come se stesse per rigettarlo, e allungò l'altra mano per allontanare la tazza. Nondimeno, il dottor Bax uscí dalla camera molto soddisfatto di sé, quasi convulso, e appena nella saletta d'ingresso si fermò perplesso, un tratto, a grattarsi la fronte, come per rendersi conto di quella sua soddisfazione, di cui non vedeva bene il perché. A sera inoltrata si riunirono di nuovo nell'altra stanza quasi tutti i visitatori del giorno. Alcuni, tra i celibi, si proponevano di rimaner l'intera notte colà, dato che il Naldi non fosse morto prima di giorno; gli altri si sarebbero trattenuti fino al piú tardi possibile: e chi sa, forse avrebbero assistito anche loro alla morte, che pareva dovesse avvenire da un momento all'altro. Del resto, fuori, in città, non si sarebbe trovato modo di passar la serata. All'avvocato Filippo Deodati avvenne di poter rifare il racconto della visita del Naldi al Cilento, col particolare saliente del bicchier d'acqua, a un nuovo visitatore, il quale, arrivato la sera stessa da un paese vicino, era accorso alla notizia cosí come si trovava, con gli stivaloni, il fucile appeso alla spalla e la cartuccera al ventre. Costui non sapeva ancora accordarsi bene al contegno degli altri, parlava un po' troppo forte, mostrava ancor troppo viva la sorpresa, l'afflizione, l'ansia di sapere, in mezzo agli altri che si tenevano silenziosi e circospetti, rispondendo alle sue domande o con un moto degli occhi o con un sospiro. Appena entrato nel salotto, alla vista del moribondo, il nuovo visitatore s'era impuntato per istintivo orrore; poi, pian piano, s'era accostato al letto, osservando paurosamente il Naldi. - Perché fa cosí? - domandò a un infermiere. Il moribondo, sempre piú angosciato, agitava senza requie la mano sinistra illesa; riusciva talvolta a sollevare e a trarsi giú dal petto il lembo rimboccato del lenzuolo; tal'altra, non riuscendovi, levava il braccio a vuoto, con l'indice e il pollice della mano convulsa congiunti, quasi in atto di spaventosa minaccia. Il nuovo visitatore n'era rimasto atterrito. - Perché fa cosí? - domandò di nuovo. - Vuol togliersi la vescica dal capo, - rispose l'infermiere. - Ma che! Non gli dar retta! - interloquí Filippo Deodati. - Movimenti riflessi. - Se l'è già tolta due volte! - insisté l'infermiere. Il Deodati lo guardò con aria di commiserazione. - E che importa? Movimenti riflessi. Non sa piú quel che si faccia. Ha già perduto i centri frenici; è evidente. A prestare un po' d'attenzione ci s'accorge che fa tre movimenti soli, costantemente gli stessi. E pareva, nel dar questi schiarimenti, assaporasse uno di quei piaceri che avvengono proprio di rado, almeno dal modo con cui accarezzava con la voce quei termini di scienza: "movimenti riflessi", "centri frenici". Entrò, in quella, a tempesta, il piccolo De Petri, annunziando: - Il deputato! Il deputato! L'onorevole Delfante! E corse nell'altra stanza a ripetere l'annunzio: - L'onorevole Delfante. L'ho visto io dalla finestra. Carlo Naldi posò il sigaro e accorse nella saletta, seguito da molti altri, per accogliere il deputato: - Dov'è? dov'è? L'onorevole Delfante era già entrato nel salotto coi due che l'accompagnavano, il consigliere delegato della Prefettura e il funzionante sindaco. Al suo arrivo i due infermieri sorsero in piedi, a capo scoperto, come davanti a un re, e anche il prete s'alzò e si trasse indietro. La vista del moribondo, al debole lume tremolante della candela, era divenuta insostenibile: quel corpo gigantesco, a cui la morte teneva adunghiato il cervello, si contorceva orribilmente nella lotta incosciente, tremenda, delle ultime forze - e respirava ancora! Non di meno, l'onorevole Delfante, con le ciglia aggrottate, le mani dietro la schiena, sostenne a lungo lo strazio di quello spettacolo. Strinse forte la mano a Carlo Naldi, senza dir nulla, e si volse di nuovo a contemplare il giacente, ch'era stato suo amico d'infanzia e compagno di scuola. Tra le mille seccature le ansie, le smanie dell'ambizione, ecco l'immagine di un'improvvisa morte! - E scosse amaramente il capo, con gli angoli della bocca contratti in giú. - Che siamo! - mormorò, e uscí, a capo chino, dalla camera del moribondo, per recarsi nell'altra stanza, seguito da quasi tutti i presenti a quella scena. Eran tutti inorgogliti di quella degnazione dell'onorevole deputato, e beati della fortuna d'averlo lí con loro. Gli fu porto da sedere nel balcone, al fresco, e molti gli si strinsero attorno, in silenzio. Quindi, prima uno, poi un altro, gli rivolsero qualche domanda a bassa voce, alla quale egli non seppe tenersi dal rispondere. Poco dopo la conversazione navigava per l'agitato mare della politica, dietro la sconquassata nave ministeriale, di cui il Delfante era fedele pòmpilo seguace, non per convinzione, ma per misero tornaconto. Il fratello del moribondo si teneva discosto, seduto su una poltroncina: gli faceva male un dente, e fumava per stordire il dolore. Alcuni, vedendolo fumare, pensaron d'accendere il sigaro anche loro. Soltanto il piccolo De Petri era in gran pensiero. Si doveva sí o no ordinare la cassa da morto? Nessuno ci pensava, e intanto... Dove diavolo s'era cacciato quello sciocco presuntuoso del dottor Bax? E gli abiti per l'ultima vestizione? Al povero Naldi toccava anche di morire fuori della propria casa! Bisognava mandar qualcuno a cercare questi abiti. E un altro pensiero ancora: gli annunzi funebri, a stampa. - Se non ci si pensa prima a queste cose... - diceva piano a tutti il piccolo De Petri. S'era portato con sé il registro degli elettori del Comune, e sul tavolinetto, insieme col giovine biondo molto pallido, passava in rassegna e segnava col lapis il nome di coloro a cui si doveva inviare la partecipazione di morte del Naldi. In quella cernita la sua lingua maledica trovò quasi la pietra da affilarsi. E, di tanto in tanto, a qualche nome, diceva: - No, a questo cornuto, no! E, a qualche altro: - No, a questo ladro, neppure! L'onorevole Delfante sciolse finalmente la seduta; rientrò nella stanza e strinse di nuovo la mano a Carlo Naldi: - Coraggio, fratello mio! Prima d'andarsene, volle rivedere il moribondo. E al dottor Bax che gli stava accanto, domandò: - Se domani tornassi, lo troverei? - Agonia lunga, - rispose il Bax. - Ma fino a domani forse no! - Speriamo! - sospirò l'onorevole Delfante. - Ormai la morte è cessazione di pena. E andò via, tirandosi dietro gran parte dei visitatori. Dopo la mezzanotte, eran soltanto in sei, oltre i parenti, il prete e il dottor Bax. I parenti s'erano riuniti nell'altra stanza, attorno alla moglie del moribondo. Nella stanza di questo i due infermieri accanto al letto dormicchiavano, e il prete, per non imitarli infornava tabacco: aveva posato sul guanciale allato alla testa del giacente un piccolo crocifisso, sicuro che questo al morente, per la notte, poteva bastare. Gli altri, nell'altra stanza, presso il balcone, comodamente sdrajati, conversavano fra loro fumando. Una disputa s'era accesa tra il Bax e l'avvocato Filippo Deodati intorno ad alcuni strani fenomeni spiritici esperimentati in quei giorni da un cultore fanatico di questa nuova sollecitudine intellettuale - come l'avvocato Deodati la definiva. - Ciarlatanerie! - esclamò a un certo punto il Bax. - Naturalissimo che tu dica cosí! - rispose con un sorrisetto il Deodati. - Anch'io, per altro, son quasi della tua opinione. Tuttavia penso, chi sa! è presunzione certo ritenere che l'uomo, con questi suoi cinque limitatissimi sensi e la povera intelligenza che gliene risulta... possa... dico, possa percepire... e concepire tutta quanta la natura. Chi sa quant'altre sue leggi, quant'altre sue forze e vie ci restano ignote. E chi sa se veramente... dico non si riesca a stabilire... quasi un sesto senso... mediante il quale non si rivelino a noi... senza tuttavia riflettersi su la nostra coscienza (e perciò, badate, paurosamente) fenomeni inaccessibili nello stato normale. - Già! - fece il Bax. - I tavolini giranti e parlanti. Sesto senso? Autosuggestione, caro mio! - Eppure! - sospirò il Deodati, che guardava ancora in giro gli amici per coglier l'effetto delle sue prime parole. - Eppure... ecco: io vorrei spiegarmi il perché di certe nostre paure... sí, dico... la paura, per esempio, che ci fanno i morti. Andresti tu, poniamo, domani o quando che sarà, a dormir solo, di notte, accanto alla cassa mortuaria del nostro povero Naldi, dentro la cattedrale, dove fosse soltanto un lampadino acceso, pendente dall'altissima volta, tra le grandi ombre, oppresso dalla poderosa solenne vacuità di quell'interno sacro? Oh Dio, il silenzio, immagina! e un topo che roda il legno d'un confessionale o d'una panca... giú, in fondo, sotto la cantoria. - Dei morti, - disse con calma il Bax, - ho avuto paura anch'io che a buon conto, ohè, medico sono e di morti n'ho visti, come potete figurarvi! - E tagliati. - Anche. Veramente allora ero studente. Tu sai che mi son sempre levato all'ora dei galli. Basta, - "Matteo" - mi avevano detto la sera avanti alcuni miei colleghi, - "tu che sei mattiniero, domattina di buon'ora va' ad accaparrarti con Bartolo alla Sala Anatomica un buon pezzo da studiare: testa e busto". Bartolo era il bidello della Sala. Che tipo, se l'aveste conosciuto! Parlava coi cadaveri; nettava a perfezione i teschi e se li vendeva cinque lire l'uno. Cinque lire, una testa d'uomo! È vero che, molte, vanno anche assai meno. Basta. State a sentire, che vi racconterò come un morto mi spense la candela. - La candela? - La candela, sí. Accettai l'incarico dei miei compagni; e il giorno appresso, poco dopo le quattro, mi recai alla Sala. Il cancello, davanti al giardino che circonda il basso edificio, era aperto, o meglio, accostato: segno che i becchini avevano già portato il carico alla Sala. Bartolo si vestiva nella stanzetta a sinistra dell'androne, la quale ha una finestra prospiciente il giardino. Io vidi, entrando, il lume attraverso le stecche della persiana. Contemporaneamente, Bartolo udí lo scalpiccío dei miei passi sulla ghaja del vialetto. "Chi è là?" "Io, Bax." "Ah, entri pure!" "Abbiamo di già?" "Abbiamo, sissignore. Ma la sala è al bujo. Abbia pazienza un momentino: son bell'e vestito." "Fa' pure con comodo. Ho con me la candela." Entrai. Non ero mai entrato solo, a quell'ora, nella Sala. Paura no, ma vi assicuro che una certa inquietudine nervosa me la sentivo addosso, attraversando quelle stanze in fila, silenziose, rintronanti, prima di giungere alla sala in fondo. Guardavo fiso la fiamma della mia candela, che riparavo con una mano per non veder l'ombra del mio corpo fuggente lungo le pareti e sul pavimento. I becchini avevano lasciato aperto l'uscio. Sei casse erano posate su le lastre di marmo dei tavolini. I cadaveri giungevano a noi dalle chiese, ancor vestiti, e tante volte anche coi fiori dentro. Un mio compagno, tra parentesi, non si faceva scrupolo di mettersi qualcuno di quei fiori all'occhiello o di comporne qualche mazzolino che poi regalava apposta alle belle donnine: - "Amore e morte!" - diceva lui. Basta. Reggevo con una mano la candela; con l'altra scoperchiavo cautamente le casse e guardavo dentro. Chi arriva prima, si sceglie il meglio. Io cercavo un bel collo, un buon torace. Apro la prima cassa. Un vecchio. Apro la seconda. Una vecchia. Apro la terza. Un vecchio. Mannaggia! Faccio per sollevare il coperchio della quarta e - ffff! - un soffio, che mi spegne la candela. Getto un grido, lascio il coperchio; la candela mi cade di mano. "Bartolo! Bartolo!" grido, atterrito, nel bujo. Bartolo accorre col lume e mi trova... pensateci voi! i capelli irti sulla fronte, gli occhi fuori del capo. "Ch'è stato?" "Ah, Bartolo! Apri quella cassa!" Bartolo apre, guarda dentro, poi guarda me: "Ebbene?" mi fa. "Una bella ragazza." Prendo animo e guardo dietro le sue spalle. "È morta?" Bartolo si mette a ridere. "No, viva..." "Non scherzare! M'ha spento la candela!" "Che ha fatto? Le ha spento la candela? Vuol dire che non voleva esser veduta da un giovanotto cosí coricata. Eh, poverina, di' un po', è vero?" E, cosí dicendo, agitò piú volte una mano cerea del cadavere. Bisognava sentire le sue risate, perché prima le diceva, e poi ci rideva sopra: le sue risate, là, tra tutte quelle casse, mentre l'alba cominciava a stenebrare appena, scialba, umidiccia, l'ampia Sala, a cui tutti i disinfettanti non riescono a togliere quell'orrendo tanfo di mucido. - Ma quel soffio? - domandarono due o tre a questo punto, costernati. - Gas! - rispose Bax con un gesto di noncuranza, e rise allegramente. Uno degli infermieri, con gli occhi rossi dal sonno interrotto, venne cempennante ad annunziare che il moribondo era gelato dai piedi al petto e bagnato di sudor freddo. - Ma respira ancora? - Sissignore, ma venga a vedere però: pare strozzato. Credo che ci siamo. Il prete e l'altro infermiere, svegliati anch'essi di soprassalto, s'erano buttati in ginocchio e avevano subito attaccato con la lingua ancora imbrogliata la litania. Entrò il Bax con gli amici rimasti a vegliare; alcuni s'inginocchiarono; il Deodati rimase in piedi col Bax, che s'accostò al moribondo per toccargli la fronte, se era gelata. Il piccolo De Petri restò nell'altra stanza, intento ancora a scegliere i nomi dal registro degli elettori. - Sancta Dei Genitrix, - Ora pro nobis. - Sancta Virgo Virginum, - Ora pro nobis. Tranne il prete, tutti tenevano gli occhi fissi al moribondo. Ecco come si muore! Domani, entro una cassa, e poi sotterra, per sempre! Per il Naldi era finita; e cosí sarebbe stato per tutti: su quel letto, un giorno, ciascuno - gelido, immobile - e intorno, la preghiera dei fedeli, il pianto dei parenti. Dopo la fronte il dottor Bax venne a toccare i piedi del moribondo, poi le gambe, le cosce, il ventre, per sentire dov'era già arrivato il gelo della morte. Ma il Naldi respirava, respirava ancora: pareva singhiozzasse, cosí il rantolo gli scoteva la testa. Nel silenzio della casa scoppiarono pianti. L'uscio su la saletta fu aperto di furia. Entrò nel salotto il fratello Carlo, a cui la commozione agitava convulsamente il mento e le palpebre. Subito il Bax accorse per trattenerlo sulla soglia. - Mi lasci, mi lasci, - disse Carlo Naldi, ma, in quella, un empito di pianto gli scoppiò di sotto il fazzoletto; e allora si ritrasse da sé per non interrompere la preghiera. Poco dopo, il giacente fu scosso una, due, tre volte, a brevi intervalli, da un conato rapido, serpentino; il rantolo si cangiò in ringhio e l'ultimo fu strozzato a mezzo dalla morte. Gli astanti, che avevano seguito atterriti quell'estrema convulsione, fissavano ora immobili il cadavere. - Finito, - fece a bassa voce il dottor Bax. Il volto del Naldi si mutò rapidamente: da paonazzo diventò prima terreo, poi pallido. Il piccolo De Petri accorse: - Prima vestirlo! - disse agli infermieri. - Poi si farà vedere ai parenti. Prima vestirlo! Gli abiti? Sono di là. Aspettate. Ci ho pensato io. - Senza fretta! senza fretta! - ammoní il dottor Bax. - Lasciate prima rassettare il cadavere. - Intanto, come si fa? - riprese il De Petri. - Il signor Carlo vuole assolutamente che si facciano venire i figli del povero Gaspare, almeno i due maggiori, dice, perché vedano il padre. - Ma no, perché? - osservò il Deodati, tutto compunto. - Perché, poveri ragazzi? - È la volontà dello zio. Io, per me, non lo farei! Ma insomma, chi va? chi corre? - Bisognerà svegliarli a quest'ora, poveri piccini! Non sanno nulla, - seguitò afflittissimo il Deodati. - Condurli qua, a un simile spettacolo! Con che cuore? Io non capisco. M'opporrei! - Vado io, - s'offerse uno degli infermieri. Già rompeva l'alba, e la prima luce entrava squallida dal balcone spalancato a rischiarar torbidamente quella camera, in cui per uno perdurava la notte senza fine. I due fanciulli, il maggiore di dodici anni, l'altro di dieci, arrivarono quando il padre era già vestito e impalato sul letto. Pallidi ancora di sonno, i due poveri piccini guardavano il padre con occhi sbarrati dal pauroso stupore, e non piangevano; si misero a piangere quando la madre irruppe e si buttò sul cadavere, disperatamente, senza gridare, vibrando tutta dal pianto soffocato con violenza, là, sull'ampio petto esanime del marito. Il prete s'accostò afflitto per persuaderla a lasciare il cadavere. - Via, via, signora, coraggio! Per i suoi bambini, coraggio! Ma ella si teneva avvinghiata a quel petto. - La volontà di Dio, signora! - aggiunse il prete. - No, Dio no! - gridò Carlo Naldi, stringendo un braccio al prete. - Dio non può voler questo! Lasci star Dio! Il prete volse gli occhi al cielo e sospirò; mentre la vedova, a quelle parole, si mise a piangere forte insieme ai figliuoli. - C'è di buono, - faceva intanto notare il piccolo De Petri al Deodati, - che non restano male, quanto a... È sempre qualche cosa, nella tremenda sventura. - Certo, certo. Intanto, scappiamo! - gli rispose il Deodati. - Casco dal sonno. Me la svigno zitto zitto. - Te felice! - sospirò il De Petri. - Io non posso. Sono di casa. - Levami una curiosità, ora che ci penso: il Cilento non s'è visto, dov'è? dove s'è cacciato? - È alloggiato con la famiglia in una casa qua, del vicinato. Poveraccio, ha il suo dolore, per la morte del figliuolo; non gli è bastato l'animo d'assistere anche a quello degli altri. Il Deodati, poco dopo, se la svignò insieme con gli altri rimasti a vegliare. Cammin facendo, s'imbatterono in parecchi amici, tra i piú mattinieri, che si recavano in casa del Cilento. - Finito! Finito! - annunziarono. - Ah sí? Morto? Quando? - domandarono quelli, delusi. - Adesso, poco fa. - Perbacco! Se venivamo un po' prima... Voi l'avete veduto? Com'è morto? - Ah, terribile, miei cari! - rispose il Deodati. - S'è contorto, scrollato tre volte, come un serpe. Poi s'è cangiato subito in volto; è diventato terreo, poi come di cera. Andate, andate: ci sarà da fare. I parenti son rimasti soli. Noi caschiamo dal sonno: abbiamo vegliato tutta la notte. Andate, andate. Quei mattinieri fecero le viste d'andare. Ma arrivati a un certo punto, si confessarono a vicenda di non aver cuore d'assistere allo strazio della vedova e degli altri parenti. Qualcuno manifestò il timore di riuscire importuno; altri, l'inutilità della loro presenza. Cosí nessuno andò. Alcuni ritornarono a casa per rimettersi a dormire; altri vollero trar profitto dall'essersi levati cosí per tempo, facendosi una bella passeggiata per il viale all'uscita del paese, prima che il sole s'infocasse. - Ah, come si respira bene di mattina! Valgono piú per la salute due passi fatti cosí di buon'ora, che camminare poi tutto il giorno in preda alle brighe quotidiane. Fine della novella: VISITARE GL'INFERMI Se vuoi, puoi dire: Registrazione di [il tuo nome], [città, il tuo blog, podcast, indirizzo web]