IL VITALIZIO (terza parte), dalla decima raccolta di Novelle per un Anno. - Questa è una registrazione Librivox. Tutte le regisrazioni Librivox sono di dominio pubblico. Per maggiori informazioni o per diventare volontari visistate il sito: librivox PUNTO org Se vuoi, puoi dire: Registrazione di [il tuo nome] Novelle per un Anno, di Luigi Pirandello. IL VITALIZIO (terza parte) CAPITOLO SETTE Quando la signora Nela venne a sapere che l'amico di cui le aveva parlato il notajo Zàgara a proposito del vitalizio era proprio lui, il notajo stesso, parve addirittura che volesse arrabbiare. Già sosteneva che don Nocio doveva essersi mangiata mezza l'eredità del marito. Era mai possibile che il piú ricco mercante del paese avesse lasciato la famiglia in cosí tristi condizioni? La prova, eccola lí, del resto: lo Zàgara non aveva avuto il coraggio di confessarle che il contratto col vecchio l'avrebbe rinnovato lui, per conto suo, a quei patti da vero giudeo. E se lo rinnovava per conto suo, non era segno che l'affare era buono? - Approfittarsi d'una povera vedova! di due povere orfane! - gridava alla gente che veniva a condolersi della sciagura. - Azionaccia che grida vendetta davanti a Dio! Ladro! ladro! Causa d'ogni male non era piú il Maràbito, adesso, ma il notajo. Fidava in Dio, però, che quel podere dove la sant'anima del marito aveva buttato tanti denari, quel podere, come non se l'era goduto lei, non se lo sarebbe goduto neanche colui. E un giorno mandò a chiamare il vecchio. Maràbito le si presentò tutt'afflitto e imbarazzato. La signora Nela, appena lo vide, rinnovò i pianti e gli strilli; poi proruppe: - Vedete? vedete che avete fatto? Il vecchio aveva anche lui le lagrime agli occhi. - Non piangete! non piangete! - gli gridò subito con rabbia la signora Nela. - A un solo patto posso perdonarvi: a patto che facciate a lui, a quel brigante, ciò che faceste a mio marito! Scorticatelo vivo, fatelo morire prima di voi, e vi perdono! Non v'arrischiate di morire ora, sapete! Non deve goderselo il podere, quel brigante! non deve berselo il sangue di mio marito! Se siete cristiano, se avete coscienza, se vi preme l'onore, campate! campate! sempre in salute, mi raccomando! vegeto e forte, finché egli non crepi! Avete capito? - 'Cillenzasí, come voscenza comanda, - rispose il vecchio investito, stordito da quella furia rabbiosa di parole. - Ma signora mia, mi creda, sono mortificato, e Dio solo sa quello che provo dentro di me in questo momento. Potevo mai credere, potevo mai aspettarmi, che dovessi campar tanto? - E altrettanto, altrettanto dovete campare! - riprese con nuova furia la signora Nela. - Per castigo di quell'imbroglione! Datevi cura! Se vi bisogna qualche cosa, ditelo, venite da me. Perfino il pane di bocca mi leverò per darlo a voi! Siete provvisto d'abiti? Aspettate: ve ne darò io... ora posso darvene... quelli della buon'anima... Dovete guardarvi dal freddo, ora che l'inverno è alle porte. Aspettate, aspettate! E per forza volle fargli un fagotto d'alcuni abiti grevi del marito. Nel toglierli dall'armadio, piangeva, si mordeva il labbro, strizzava gli occhi, inghiottiva. - Aspettate... aspettate... ecco, anche questo mantello... Se lo metteva, sant'anima, quand'andava laggiú, alla vostra campagna... Tenete, tenete... portatevelo... Vi terrà caldo; vi riparerà dalla pioggia e dal vento... Guardatevi dal prender aria, all'età vostra! C'è sempre tanto ventaccio in questo nostro paese! Maràbito non poté fare a meno di caricarsi di quei doni, che non dimostravano né carità né benevolenza per lui, e se ne tornò avvilito al casalino. - Caccia, Maràbito? Che portate? - gli domandarono le vicine allegramente, credendo ch'egli portasse roba per il corredo dell'orfana. Ma, vedendo gli abiti e il mantello del Maltese, fecero gli scongiuri di rito. - Codesta roba vi siete presa? Buttatela subito via, senza toccarla con le mani! Il vecchio scrollò le spalle e rifece pian piano il fagotto. Ma quella notte, con gli abiti del morto in casa, non poté chiudere occhio e gli parve mill'anni che spuntasse il giorno per disfarsene, dandoli in elemosina ai piú bisognosi di lui. Gli rimase da allora come un'ombra di tristezza sul volto, che s'incupiva di piú in piú, ogni qual volta ritornava dal riscuotere le rate del vitalizio. Il notajo, per dir la verità, non lo trattava male; ma sempre a battergli in faccia la stessa cosa, del brutto vizio di campar troppo. E il povero vecchio se ne crucciava. Non era mai stato di peso a nessuno in vita sua, ed ecco che ora viveva unicamente per esser di peso a sé e agli altri. Quell'andare ogni quindici giorni a farsi pagar lo scotto di quel peso era divenuto per lui una vera condanna e con tutto il cuore desiderava, ogni volta che ne ritornava, che quella fosse l'ultima. Ma i giorni passavano, passavano i mesi e gli anni; la tristezza cresceva, e la morte non veniva; non veniva. Le vicine, vedendolo cosí, avevano raddoppiato le cure: non permettevano ch'egli s'indugiasse piú tanto, la sera, a conversare con loro, seduto davanti la porta del casalino. - Rientrate: fa fresco. Or ora verremo noi! Aspettavano che i loro uomini ritornassero dal lavoro, o sú dalle campagne, o dalle fornaci, o dalle fabbriche: la prima visita era per il vecchio. E lí, nel casalino, dopo la magra cena, si raccoglievano le sere d'inverno a tenergli compagnia, gli uomini fumando a pipa, le donne facendo la calza, e forzavano il vecchio taciturno a parlare della sua lunga vita, dell'America lontana, dov'era stato da giovine, e dove s'era adattato a far di tutto. - Meglio nero pane, che nera fame. Cosí aveva potuto mettere insieme il capitaluccio, col quale, tornato in patria, aveva acquistato il poderetto laggiú. E a mano a mano, parlando degli anni lavorati, il vecchio si sollevava dal peso della malinconia. Parlava di tutto: sapeva di tutto; ne aveva viste tante! - Voi? Oh santa Maria! E che sapete voi? - gli diceva però, scrollando il capo e socchiudendo gli occhi, qualcuna delle piú giovani vicine. - Siete come un bambino, siete! E tutte le altre donne ridevano. Quelle conversazioni serali non si protraevano però a lungo, sia perché gli uomini dovevano poi levarsi ai primi albori per le loro fatiche, sia per non stancar troppo il vecchio. Gli auguravano la buona notte; gli raccomandavano di serrar bene la porta e di chiamare a un bisogno; poi si scambiavano a bassa voce, per via, le loro impressioni su lo stato di lui. - Cent' anni, cent'anni campa, com'è vero Dio! Già poco ci manca... Sta benone! - Sí sí, ma tante volte, anche stando cosí bene... tutt'a un tratto... A quell'età, non si sa mai... Muojono come gli uccellini. E si voltavano a guardar costernati la porta chiusa del casalino nella piazzetta deserta coi ciottoli luccicanti sotto la luna. Chi sa se il vecchio domani la avrebbe riaperta, quella porta? CAPITOLO OTTO Per anni e anni, la prima a riaprirsi, all'alba, nella piazzetta fu sempre quella porta. Era, senza dubbio, una beffa della morte, al Maltese prima, ora al notajo Zàgara. E se ne faceva un gran ridere in tutto il paese. Non c'era giorno che tre o quattro curiosi non si recassero al Ràbato per vedere il vecchio che "per castigo non moriva". Essendosi però formata in paese, intorno al Maràbito, una specie di leggenda che lo raffigurava ilare, vegeto, ostinato a campar per dispetto, quei curiosi provavano a prima giunta un disinganno nel vedersi invece davanti un vecchierello curvo, magro, umile e schivo, il quale si schermiva rudemente dalla loro vista e dalle loro domande, che sonavano ai suoi orecchi derisione per il povero notajo, di cui egli non solo aveva da lodarsi, ma rimpiangeva sinceramente il danno che quel suo vivere increscioso e dispettoso gli arrecava senza alcun suo piacere. - Lasciatemi stare! Mi sono seccato! - gridava, avvilito e con esasperazione, alle vicine che andavano a scovarlo dentro il casalino, dove s'era rintanato all'apparire di qualche sconosciuto nella piazzetta di Santa Croce. Le vicine non lo facevano per male. Quella curiosità di tutto il paese pareva loro di buon augurio al vecchio che esse tenevano in custodia, come se qualcuno lo avesse affidato alle loro cure perché veramente un miracolo si compisse; e perciò a gara lo mostravano a tutti: - Doman l'altro, novantaquattro anni! Non muore piú. Circa vent'anni addietro, quand'egli cioè dalla campagna era venuto ad abitare in quel casalino, esse avevano ancora i capelli biondi o neri; e ora, eccoli qua: - grigi! bianchi! - mentre il vecchio era rimasto tal quale. Per tutti il tempo era passato; per lui solo, no. Il tale era morto, era morto il tal altro, lí accanto; non era dunque da dire che la morte non fosse passata per quella piazzetta; ma come se la casa del vecchio per lei non ci fosse stata. Maràbito ascoltava, attonito, quel racconto delle vicine, tante volte ripetuto; ma ogni volta sentendo nominare i morti del vicinato, tutti meno vecchi di lui e utili ancora alle loro famiglie, si metteva a piangere silenziosamente con gli occhietti calvi, risecchi dagli anni. Le lagrime gli scendevano giú per i solchi delle rughe fino alla bocca infossata e raggrinzita; e allora levava una mano tremolante e con le dita nodose si stringeva le labbra. - E questa qui? - dicevano le vicine per distrarre subito il vecchio, indicando Annicchia, l'altra loro protetta. - Aveva appena due anni, povera orfanella, quando lui venne quassú. E ora, che ragazzona, eh! Il nonno aveva promesso di pensare a lei; ma da un pezzo in qua fa il cattivo e dimostra di non voler bene a nessuno. Infatti Maràbito di quella sua longevità s'era fatta a poco a poco una vera fissazione: aveva davvero cominciato a credere che la morte si fosse apposta dimenticata di lui per far quella beffa che tutti dicevano. Già il podere, tra i denari che s'era presi dal Maltese e quelli che tuttavia si prendeva dal notajo Zàgara, lo aveva avuto pagato e strapagato: la morte dunque, tenendolo ancora in piedi, si divertiva proprio a fargli commettere una cattiva azione, a fargli far la parte dello scroccone, ecco. Egli non voleva. Tutto il paese ne rideva, come se lui ci provasse gusto a vivere cosí alle spalle altrui; e invece no, no; non voleva, non voleva piú! E le cure, le raccomandazioni premurose delle vicine lo stizzivano. Non volevano forse ridere anch'esse alle sue spalle? E s'esponeva al freddo, apposta; usciva di casa col tempo minaccioso, apposta; e apposta ritornava zuppo di pioggia, e si ribellava se quelle gli davano del vecchio stolido e lo cacciavano subito dentro per farlo cambiare e mettere a letto. - Lasciatemi stare! Lasciatemi morire! Appunto questo vo cercando! Mi sono seccato! Gli sorse perfino il sospetto che una forza arcana, d'oltre tomba, lo tenesse in piedi: l'anima penante di Ciuzzo Pace, il quale piangeva certo ancora il poderetto suo perduto per pochi soldi. Ecco, sí, Ciuzzo Pace era, Ciuzzo Pace che voleva essere vendicato da lui. E prese a far dire ogni domenica una messa in suffragio di quell'anima in pena. - Se si libera lui, mi libero anch'io. Queste e altre notizie, confidate dalle vicine a quei curiosi, venivano poi riferite al notajo Zàgara, il quale teneva testa, come meglio poteva, alle beffe che tutti si facevano di lui. - Beffatemi! beffatemi! - esclamava. - È sempre poco il danno, son sempre poche le beffe: ben altro mi merito: nerbate! ma non mi dite male del vecchio, vi prego. Galantomone, poveretto! Lo so: sta piangendo anche lui il castigo che io mi sono meritato. Gli debbo, non solo gratitudine, ma un compenso, e glielo darò. Se arriva a cent'anni, come gli auguro: vedrete! Musica, luminaria, un banchetto da far epoca! V'invito tutti fin da ora. Non aveva parenti, né prossimi né lontani: poteva dunque pigliarsi il gusto di coronare trionfalmente la bestialità commessa. E un giorno che scadeva la rata del vitalizio, non vedendo il vecchio presentarsi allo studio, s'addolorò veramente e volle recarsi al Ràbato per averne notizie. Trovò Maràbito seduto, al solito, davanti la porta del casalino, tutto raccolto sotto un debole raggio di sole invernale. - Bel gusto a far muovere le montagne! - gli disse ansante, calandosi pian piano a sedere su una seggiola, che una delle vicine corse ad offrirgli. - Che vi sentite? Perché non siete venuto oggi allo studio? Invece del Maràbito rispose la z'a Milla, appressandosi insieme con le altre vicine: - Voscenza vuol sapere perché? Perché il nostro vecchio è stolido o ammattito. - No, nient'affatto! né stolido, né ammattito, Eccellenza, - disse Maràbito, corrugando le ciglia. - Mi sono fatto il conto. La terra Voscenza me l'ha pagata da un pezzo. Sono povero, ma onesto. Denari non ne voglio piú. Nocio Zàgara rimase un po' a guardarlo, ammirato, poi gli disse: - Caro vecchio mio, siete piú imbecille di me. Vi ringrazio di quanto mi dite, ma non posso accettare. Debbo pagare fino all'ultimo centesimo, e pago col mio gusto e il mio piacere. - Ma lo sa Voscenza, - riprese Maràbito con ira, - che se non faccio cosí, non muojo piú? Le giuro, che se non fosse peccato, da un pezzo... Ma vedrà Voscenza che verrà da sé, la morte, appena io non prenderò piú neppure un soldo di questi denari che, in coscienza, non mi spettano. Il fondo, le ripeto, l'ho avuto pagato piú di quanto valeva. - Non ancora da me, - replicò il notajo. - Io porto con voi la croce da quattordici anni, è vero? Vuol dire che finora v'ho dato... eccolo qua, il conto: me lo son fatto anch'io... vi ho dato diecimila duecento venti lire. Il podere fu stimato dodici mila: dunque ho ancora parecchi anni da pagare. - E quelli che mi son presi dalla buon'anima del Maltese? - gli fece notare Maràbito. - Non sono affar mio. - Ma l'affare, mi scusi, l'ho fatto io o l'ha fatto Voscenza? Oh quest'è bella! Non sono dunque padrone di morire? Il notajo alzò la testa con comica serietà: - No, finché io non vi abbia pagato fino all'ultimo centesimo. Se poi volete vivere ancora, tanto piacere! Vi prometto che ci divertiremo. E se n'andò, lasciando il denaro. CAPITOLO NOVE Uomo di parola, il notajo Zàgara. La mattina del gran giorno, il sobborgo Ràbato fu destato dall'allegro strepitar della banda musicale che, a suon di marcia, si recava all'abitazione del vecchio centenario. Il casalino era stato parato festosamente di ghirlande e bandiere, durante la notte, mentre il vecchio dormiva. Nella piazzetta erano rizzati i pali per la girandola. E un'altra sorpresa le buone vicine avevano preparato al loro vecchietto: un abito nuovo per la festa, tagliato e cucito da loro. Quando la folla, insieme con la banda, si riversò nella piazzetta, la porta del casalino era ancora chiusa. - Evviva Maràbito! Fuori! Fuori, Maràbito! Niente. La porta restava chiusa. Invano i vicini vi bussavano con le mani e coi piedi. Lo strombettío e le grancassate furiose della banda, tra il frastuono confuso delle grida e degli applausi assordava, e invano di qua, di là qualcuno si levava, interprete della costernazione del vicinato, a far cenni di tacere, d'aspettare che il vecchio aprisse e desse segno di vita. A un tratto, un nuovo grido partí dalla folla: - Viva il notajo! Nocio Zàgara si sbracciava, con la tuba in mano, a ringraziare, sovrastando tutti con l'alta persona. Li pagava cari quegli evviva, che non eran per beffa quel giorno: la gente si divertiva alla festa straordinaria e del divertimento gli era grata: non l'avrebbe certo tenuta il Maltese, quella festa. Sí, ma non l'avrebbe tenuta neanche il notajo, se avesse potuto supporre che essa avrebbe cagionato al vecchio tanto dolore e tanto avvilimento. Lo comprese, appena pervenuto, tra quel gran rimescolío di gente, davanti la porta del casalino. Si fece far largo; ordinò ai vicini di guardare l'entrata per impedire che la folla si rovesciasse dentro, e picchiò alla porta col bastone, dando la voce. Il vecchio finalmente aprí, e allora scoppiarono piú calorosi gli applausi e le grida della folla. - Come! Perché? - esclamò don Nocio, vedendo Maràbito tutto tremante e in lagrime. - Un popolo intero vi fa festa, e voi piangete? Cosí mi ringraziate d'aver voluto festeggiare i vostri cent'anni? Non ci fu verso di fargli intendere che quella festa non era per metterlo in berlina. E quando alla fine, spinto dal notajo, s'affacciò alla finestretta sulla porta del casalino, piangeva e tentennava il capo agli evviva e agli applausi della folla. Annicchia gli recò l'abito nuovo, insieme con le altre vicine; poi nella chiesa di Santa Croce fu detta una messa, a cui anche il notajo volle assistere: - La prima e l'ultima! E, all'uscita, spari di mortaretti e stamburate. Venne alla fine l'ora del banchetto. Nocio Zàgara aveva preso in affitto, per quest'avvenimento, un magazzino a pian terreno, lungo che non finiva mai: da un capo all'altro correva la tavolata. Vi presero posto, da una parte gli amici del notajo, dall'altra il vicinato. Maràbito vi fu portato in trionfo, quasi a viva forza, e fu fatto sedere al posto d'onore, accanto allo Zàgara. Era sbalordito. In mezzo alla baraonda, si voltava ora verso l'uno ora verso l'altro dei commensali che lo chiamavano coi bicchieri levati per augurargli di vivere altri cent'anni, e chinava il capo in segno di ringraziamento. Egli solo non rideva, non mangiava, non beveva. Alcuni, a principio, s'erano messi a forzarlo, ma poi, pregati dal notajo, avevano smesso. La festa non era per lui; era per gli altri; egli rappresentava lí solo i cento anni: i cento anni che non volevano dire piú nulla. A pensarci, veramente, tutta quella baldoria era, nella sua sguajataggine, cosí triste da far cascare le braccia e il fiato. E per giunta si volle che il vecchio parlasse, facesse un brindisi, dicesse almeno due parole. Tanto insistettero, che alla fine lo fecero levare in piedi, col bicchiere che gli tremava in mano. - E che debbo dire? La mia vergogna, Dio solo la vede. Ringrazio questo mio benefattore. E non mi resta che di mettere un bando per la città: che la gente, nelle cui case entra la morte, le dica che a Santa Croce al Ràbato c'è un vecchio che da tant'anni la aspetta, che se lo venga a prendere... Ma a questo punto Maràbito fu interrotto dal levarsi frettoloso d'alcuni convitati, i quali, in mezzo al coro delle risa che accompagnava ogni sua parola, avevano visto il notajo impallidire tutt'a un tratto e piegar sul petto il grosso testone. Tutti si voltarono a guardare, sorsero poi tutti in piedi e s'affollarono a precipizio attorno allo Zàgara. Si credette dapprima che il frastuono, il troppo ridere, il vino, avessero cagionato al povero notajo quel malore improvviso. Tra lo scompiglio generale, Nocio Zàgara fu portato su la stessa seggiola in una casa vicina, sorretto da tante braccia: aveva gli occhi chiusi e la bocca spalancata, da cui usciva un rantolo angoscioso. Il lungo magazzino, con la mensa tutta in disordine, le seggiole rovesciate, restò vuoto. Nessuno aveva badato al vecchio centenario, il quale era caduto per terra in preda a un tremito convulso, nell'atto d'accorrere con gli altri dietro a colui ch'egli poco prima aveva chiamato suo benefattore. CAPITOLO DIECI Qualche rara goccia su la tremula mano tesa: poi, appena percettibile, il picchiettar delle prime gocce su i pàmpini mezzo ingialliti della vigna. Ora, ecco, le gocce infittiscono, ed è un vasto crepitio continuo. - Nonno, piove? Il vecchio Maràbito china piú volte il capo, sorridendo a Nociarello che gli sta seduto accanto, sulla soglia della cascina che il Maltese aveva fatto fabbricare al posto dell'antica roba. Grigòli e Annicchia, marito e moglie da quattro anni, sono per la campagna, tornata in potere di Maràbito dopo la morte del notajo: Grigòli sú per gli alberi abbacchia le ulive; Annicchia le raccoglie da terra. Poveretta! è incinta di nuovo; e il vecchio vorrebbe ajutare la sua figliuola adottiva. Non gli pesano piú, ormai, i suoi cento cinque anni... Ma quelli non permettono e lo lasciano a guardia del bambino, a cui, per gratitudine, hanno imposto il nome della buon'anima del notajo. - Nonno, e mamma? - domanda di nuovo Nociarello, costernato dalla pioggia. - Adesso verrà di corsa, - risponde il vecchio. - Lascia piovere, ché la terra ha sete, e questa è acqua buona! Da presso e da lontano i galli annunziano lievemente quella prima rivoltura del tempo. Le calandre s'indugiano ancora su i piani, quasi in dubbio che quelle nuvole non vogliano far sul serio, e di tratto in tratto si scambiano qualche trillo breve, come per consigliarsi: - Scappiamo? Fine della novella: IL VITALIZIO Se vuoi, puoi dire: Registrazione di [il tuo nome], [città, il tuo blog, podcast, indirizzo web]